Sei a rischio di Burn out da COVID? Mettici un poco di zucchero!


Stanchezza, tensione e paura: gli operatori sanitari hanno bisogno di supporto prima del crollo psico-fisico.

Il COVID 19 sta mettendo sotto pressione senza precedenti i sistemi di assistenza sanitaria.

Anche se per metà della popolazione generale l'impatto psicologico dell'epidemia è stato moderato/grave, gli operatori sanitari sono identificati come un gruppo particolarmente a rischio di ripercussioni fisiche e psichiche come risultato del lavoro diretto ed indiretto con i pazienti COVID-19. Il rischio di contagio legato all'esposizione in prima linea con pazienti con elevate cariche virali e presidi di protezione a volte non ottimali crea una forte tensione (paura di contagiarsi e paura di contagiare i propri cari) che si somma all'intenso carico di lavoro (tante ore e poche ferie).

E' stata eseguita una metanalisi sull'impatto fisico e psichico sugli operatori sanitari delle pandemie recenti da coronavirus (SARS, MERS). 115 studi su oltre 60.000 operatori sanitari dell'età media di 36 anni, prevalentemente donne asiatiche (77%).

Il burn out, già alto nei tempi ordinari, ha raggiunto il 34.4% negli operatori sanitari, che presentavano disturbi di ansia (29%) e depressione (26.3%) e somatizzazione (16.1%). Un altro rischio da considerare è lo sviluppo di un disturbo post traumatico da stress che solitamente compare mesi dopo l'evento acuto e che è difficile da monitorare.

L'operatorio sanitario sceglie questo lavoro nella maggior parte dei casi animato da spirito di servizio, che lo porta a spendersi con ancora più energia in questi frangenti difficili. La rinnovata motivazione etica ha spinto molti medici ed infermieri ad accettare con abnegazione sia l'aumentato rischio professionale che l'aumento del carico lavorativo.

La stanchezza fisica ed emotiva tuttavia nel tempo non possono che prendere il sopravvento se non vengono programmati a priori piani di recupero per "ricaricare le batterie" e ritrovare un po' di serenità.

Gli alti livelli di cortisolo legati allo stress portano ad un iniziale aumento dell'attenzione e ad una maggiore capacità di affrontare la fatica. A lungo termine, tuttavia, se non disinnescata, questa tensione tende a logorare l'operatore. L'attenzione comincia a calare ed è maggiore il rischio di incorrere in errori evitabili. Questo genera una spirale negativa che rischia di demotivare il sanitario che si sente soccombere di fronte ad una situazione difficile che sembra essere senza fine.

Allora cosa fa un bravo coach in questa situazione? Ci ride sopra con i suoi colleghi! Una fragorosa risata è in grado di far cadere a picco la cortisolemia e lo stato di tensione. L'attenzione ritorna elevata, gli errori si riducono, il buon umore illumina possibili soluzioni dove prima si vedevano solo problemi insormontabili. Anche intonare una canzone è utile, soprattutto se si crea un coro di improvvisati cantanti. Il nostro cervello si può ingannare e se è vero che quando siamo felici cantiamo, è anche vero che cantare ci fa tornare le belle sensazioni provate in passate. Il vecchio proverbio "Canta che ti passa" ci si insegna che il buon umore, oltre che a farci senti sentire meglio, è più conveniente: si è più produttivi, efficienti, capaci di trovare strade nuove.

Fa bene a noi, ai nostri pazienti, ai nostri compagni di viaggio e alla nostra famiglia che ci accoglie a casa dopo un turno pensante.

E le cose non solo vanno meglio, sembra che tutto prenda magicamente la piega giusta, provare per credere!

Aveva ragione mia madre "Cuor Contento, Ciel l'aiuta!".


Salazar de Pablo G, Vaquerizo-Serrano J, Catalan A, et al. Impact of coronavirus syndromes on physical and mental health of health care workers: Systematic review and meta-analysis [published online ahead of print, 2020 Jun 25]. J Affect Disord. 2020;275:48-57. doi:10.1016/j.jad.2020.06.022

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